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Più o meno cinque minuti fa, finito un capitolo, do un’occhiata alla posta. Trovo una e-mail delle ore 16:12: «Salve, potrebbe tradurre questo file per domani a mezzogiorno?», seguita da un’altra e-mail delle ore 16:53: «Salve di nuovo, visto che non ha risposto, abbiamo affidato il lavoro a un’altra traduttrice». Dunque, nel giro di 40 minuti, una PM a) mi propone una traduzione, b) decide che non sono sufficientemente reattiva, c) capisce che può fare a meno di me, d) si rivolge altrove, e) piazza il lavoro, f) mi liquida. In quello spazio di tempo, io ho tradotto sì e no una cartella perché, diversamente dalla furminea PM, sono lenta.

Miracles happen

Fino a qualche settimana fa, ero mediamente disperata. Alla fine dell’estate avevo rifiutato un libro per tutta una lunga serie di ragioni e, da allora, niente si era più mosso. Per mesi e mesi, mi sono arrabattata in qualche modo, vivacchiando di sporadiche traduzioni in ambito turistico e poco altro. E insomma, lo ammetto, cominciavo a disperare e a pensare che bisognava passare la primavera e l’estate e poi, eventualmente, mi sarei inventata qualcosa o, forse, mi sarei addirittura reinventata. Ma di colpo, nel giro di qualche giorno, è cambiato tutto. Adesso, per dire, sto lavorando a un thriller psicosessuale e, finito quello, dopo un paio di settimane di salutare stacco, mi tufferò nientepopodimeno che in un romanzo che inseguo dai tempi dell’università. Dunque avrò da fare – e da lavorare – di qui alla fine dell’anno. Troppa grazia, Sant’Antonio.

Da qualche libro a questa parte, appena firmo un nuovo contratto, mi faccio un regalo. Non scarpe, borse, occhiali – eccetera. Un tot di romanzi fa, per esempio, mi sono concessa l’OED. A questo giro, ho optato per un oggetto meno costoso ma, si spera, ugualmente – pure se in modo diverso – utile. Quindi, in attesa che arrivi in tutta la sua concretezza di carta e inchiostro, mi do al feng shui da scrivania.

Recidività

Questo weekend farà brutto, il che mi costringe a posporre la data della mia prima giornata di mare della stagione ma mi consente anche – pure se a costo di mettere per qualche giorno in stand-by Dickens – di rileggermi questo (per quanto in altra edizione e in altra traduzione), di modo da cominciare a entrare in un mood nel quale resterò immersa per i prossimi mesi – poi, magari, proseguirò riesumando cimeli del mio periodo di lettrice pulp-splatter-hard-boiled, chissà. E forse, alla fine dei suddetti prossimi mesi, capirò se, come dice Ross, siamo ciò che traduciamo o se invece finiamo col tradurre ciò che siamo.

friends will be friends
when you’re in need of love

they give you care and attention

Qualche settimana fa, al cinema, prima durante e dopo, non ho fatto altro che ammorbare il mio attonito amico, dicendo – a proposito dell’attrice protagonista – cose del tipo: “Quant’è bella! Quanto vorrei somigliarle!”. Ebbene, ieri una mia amica mi ha scritto, testuali parole: “Ma sai che somigli a Anne Hathaway? Davvero!”. Poi è normale che non vedo l’ora che sia Torino, dato che sarò lì praticamente con tutte le mie amiche (tu che leggi, se leggi, smettila di fare la vip e decidi di unirti, lo sai che se vieni anche tu siamo più contente, vero?). E qualcosa mi dice che, al ritorno quaggiù, sarò molto, molto gratificata (tu – altra – che leggi, se leggi, lo sai che a quel punto non farò altro che pensare alla nostra fuga estiva, vero?).

La cura

Per suggellare il migliore dei miei buoni propositi per il 2009 avevo anche creato un motto: leggere meno, leggere meglio. Ma – ahimè – ho fallito perché finora ho letto tanto quanto e, se possibile, pure più ad muzzum che nel 2008. Non ancora pronta alla resa, qualche giorno fa, avevo perfino stilato un elenco di 20-25 titoli posseduti ma mai neppure sfiorati, convinta che così sarei andata avanti per un po’, astendendomi dagli acquisti almeno fino a maggio. E invece oggi, vittima della sindrome della carta di credito nuova di zecca, ho ordinato tre libri dalla Francia e ho cominciato a riempire il carrello di un altro Paese. Senza contare che la lista dei desideri più o meno ufficiale, benché sia stata ripetutamente e massicciamente sfrondata, continua a crescere (cinque minuti fa, per dire, ho aggiunto un romanzo generazionale di cui si sta parlando e scrivendo di qua e di là). E insomma, temo che la via verso la guarigione sia ancora lunga, non mi resta dunque che sperare di trovare un modo per leggere gratis.

Ieri ho creato una nuova cartella che, in realtà, è la sottocartella di una sottocartella. La nonna è “Traduzioni letterarie”, la mamma è “In stand-by”, la neonata figlia è “Andati” – ci sarebbe pure la zia, “Archiviati”, quella dei romanzi pubblicati. Nella cartella “In stand-by” ci sono le cose che ho proposto o proporrò prima o poi: un romanzo inglese al fulmicotone, uno belga estremamente raffinato, uno americano che è un inno alla metanarrazione, un chick-lit intelligente, una raccolta di racconti delicati e violenti. Nella cartella “Andati”, con mio estremo rammarico e una punta di dolore, sono finite invece le cose che, in qualche modo, ho perso: un romanzo francese francamente scadente ma con buone prospettive commerciali (pubblicato), un più che discreto, pure se a mio avviso un tantinello “classico”, romanzo nigeriano (in via di pubblicazione), un romanzo americano che è meraviglia pura (acquistato). Ora è il momento di rimboccarsi le maniche, tornare a martellare con quello che resta nella cartella “In stand-by” e rimpolparla al più presto con due nuovi romanzi: quello nigeriano (in corso di lettura) e quello quebecchese (appena ordinato).

Woyzeck

Le damigelle letterate – Un gruppo di lettura un po’ d’antan
Discussione su Woyzeck di Georg Büchner (19 febbraio – 4 marzo 2009).
Hanno partecipato, in ordine alfabetico: Barbara, Chiara, Elena, Federica e Valentina.
[Segue una riproduzione fedele della discussione, pigramente copincollata dalla sottoscritta dal blog di Elena che si è sobbarcata il lavoro]
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Gli uni e gli altri

[Uno] Ho pubblicato un nuovo libro, puoi ordinarlo qui (segue link).
[L'altro] Ho appena finito il mio nuovo libro, ti allego il file così, quando hai tempo e voglia di leggerlo, magari mi dici cosa ne pensi.

Qualche settimana fa, mi scrive la PM di un’agenzia per la quale ho fatto due lavori mediamente grossi l’anno scorso, dicendomi una cosa del tipo: “Senti, ci sarebbero delle nuove traduzioni per il cliente Tal dei Tali, te ne occuperesti?”. Accetto. A spizzichi e bocconi arrivano i file e man mano li traduco e li spedisco alla PM. Dopo qualche giorno, si fa viva di nuovo, dicendomi una cosa del tipo: “Senti, secondo il cliente Tal dei Tali i nomi propri, cioè i nomi dei luoghi, bisogna lasciarli in francese, come l’anno scorso”. E io le rispondo: “Se vuole che restino in francese, pure se esistono le traduzioni in italiano, va bene, ma guarda che l’anno scorso li avevo tradotti, perché si era deciso così”. Oggi arriva l’ennesimo file e, chissà perché, decido di giocare d’attacco, così scrivo alla PM una cosa del tipo: “Senti, ci sono un po’ di nomi propri, cioè di nomi di luoghi, in questo file che mi hai mandato. Che faccio? Li lascio in francese o li traduco?”. E la PM mi risponde una cosa del tipo: “Ora non sono in ufficio. Puoi mica controllare tu, nei vecchi file, cosa si era deciso l’anno scorso?”. E io provo solo sconforto, un grande sconforto.

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