J’ai quitté Paris en 2003, le 4 août. J’ai quitté le début du vingtième siècle pour entrer de plain-pied dans la seconde moitié du vingtième siècle. Et qu’importe si nous sommes entrés dans le troisième millénaire, j’ai quitté Picasso, Verlaine, Valéry pour rencontrer les fantômes de Basquiat, Warhol, Ginsberg et Lou Reed, et me laisser posséder par leur légende. J’ai troqué des noms de rues contre des numéros d’avenues, des bistrots contre des Starbucks Coffee, Bagatelle contre Central Park, le 17 pour le 911. J’ai quitté Paris afin de suspendre un avenir bien engagé sur son cintre, et le coincer au fond d’une penderie, à l’abri de la lumière et de la poussière, quelque part entre mes rêves et mes regrets. À moins que je n’aie quitté Paris afin de prendre cet avenir de vitesse, de lui faire tourner la tête et perdre la raison.
Avevo in testa questo libro, in particolare questo incipit, mentre mi accingevo a partire. Poi, una volta arrivata, l’ho tirato fuori dalla valigia – una valigia, insolitamente per me, vuota di libri: solo questo e quello a cui sto lavorando al momento – e l’ho letto, riletto, in un momento importante. L’ho anche spiegato a Olivier, qualche giorno fa, davanti a un caffè migliore del previsto, che sì, la prima volta mi era piaciuto e anche molto, ma solo la seconda volta, solo questa volta, l’avevo capito davvero. Perché l’empatia è un elemento fondamentale, imprescindibile direi, ed è adesso che questo libro mi racconta, almeno in parte.
Io ho lasciato Palermo per Parigi e, come scrivevo qualche giorno fa a un paio di amiche, mi sento a casa – qualsiasi cosa significhi casa. Durante questa parentesi che si chiuderà a breve per riaprirsi presto, alla fine dell’estate, in maniera pressocché definitiva, ho tantissime cose da fare: prima il lavoro, che vince su tutto, poi le scartoffie, che comunque sgomitano per guadagnarsi la priorità, e poi, poi, poi. Evito, il più possibile, almeno per ora, di lasciarmi inghiottire dalla città. Per quello c’è l’autunno, e l’inverno, e la primavera, e l’estate e tutta la vita che verrà.
applausi. ti verrò a trovare :-)
un bacio grigio piombo da questo cielo impazzito ma dentro ci metto tutti i miei colori più belli per te :-)
@vale: con estremo piacere :)
@klara: qui è piombissimo. chissà a torino. poi mi dirai. ma questa parigi grigia, fredda e malinconica, checché ne dicano altri, non mi dispiace poi tanto.