Ci sono giorni che, semplicemente, non hai voglia. Per via del cielo terso, del sole invitante e del mare a troppi pochi passi. In quei giorni, una persona normale chiuderebbe il libro, metterebbe via il taccuino, spegnerebbe il pc, e andrebbe a farsi un giro. Io no. In quei giorni, resto seduta davanti allo schermo, con la testa completamente altrove, e bene che vada macino tre o quattro cartelle. E ci sono altri giorni in cui hai la luccicanza. E, nonostante il cielo terso, il sole invitante e il mare a troppi pochi passi, vai come un treno, e alle cinque del pomeriggio realizzi di aver tradotto qualcosa come sedici cartelle e mezzo. In quei giorni, una persona normale approfitterebbe della benedizione e andrebbe avanti all’infinito o, per lo meno, fino allo sfinimento. Io no. Chiudo il libro, metto via il taccuino, spengo il pc, vado a farmi una doccia e poi un giro.
Concordo pienamente! Ci sono giorni in cui si riesce a fare tutto e di più e certi altri in cui si va ad ultrarilento ed è abbuttante perfino alzarsi dal letto!
se dopo sedici cartelle e mezzo continuassi a tradurre, ti consiglierei una visita da un medico bravo ;-)
sìsìsì doccia giretto acquisto libro o musica o gelato!
lodevole…
Luccicanza
che bella parola
oh, venisse anche a me :-)
ciao Chiarà…
Loup
:)
Cara Lupessa, se non ricordo male, la luccicanza è il termine che si usa nel film di Kubrik Shining. L’hai mai visto? Hai ragone: è proprio una bella parola!
Sì, la luccicanza sarebbe lo shining, però quando io parlo di luccicanza lo faccio sempre in senso morozziano.